Un albero per ogni bambino

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Il 21 novembre di ogni anno sarà la Giornata nazionale degli alberi, istituita con legge n. 10 del 14 gennaio 2013 allo scopo di “perseguire, attraverso la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l’attuazione del protocollo di Kyoto, ratificato ai sensi della legge 1° giugno 2002, n. 120, e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo, il miglioramento della qualità dell’aria, la valorizzazione delle tradizioni legate all’albero nella cultura italiana e la vivibilità degli insediamenti urbani”.

Tutte le scuole di ogni ordine e grado, fino alle Università, organizzeranno iniziative per promuovere la conoscenza dell’ecosistema boschivo, il rispetto degli alberi e dell’ambiente naturale, l’educazione civica e, soprattutto per “stimolare un comportamento quotidiano sostenibile al fine della conservazione delle biodiversità”.

Si tornerà a piantare, in quel giorno, piantine preferibilmente di specie autoctone in aree pubbliche come si faceva durante la “giornata dell’albero” quando (nel secolo scorso!) io frequentavo le elementari, ma quest’obbligo non varrà solo per quel giorno.

Fin dal 1992 esiste l’obbligo di piantare un albero per ogni bambino nato nel loro territorio, ma la stessa legge 10/2013 riconosce che la previsione è stata sostanzialmente disapplicata, e per “assicurarne l’effettivo rispetto” circoscrive la previsione ai Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, ma la estende anche ad ogni bambino adottato, residente nel territorio comunale. Questo non vuol dire che comuni come San Pietro in Cariano sotto ai 15.000 abitanti non debbano applicare volontariamente questa iniziativa, soprattutto visti gli sforamenti di PM10 ed altro verificatisi negli ultimi anni.

Gli alberi verranno piantati rispettando la stagionalità, e si potranno domandare all’Ufficio anagrafico comunale tutte le “informazioni dettagliate circa la tipologia dell’albero e il luogo dove l’albero è stato piantato”, ed associato al bambino la cui nascita o adozione sono state registrate nello stesso Ufficio.

E cosa succede se, per caso, l’ufficiale dell’Anagrafe risponderà che, per le più varie ragioni – certo anche finanziarie – l’albero non è stato piantato?

Ricordiamoci di verificarlo prima delle elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale, perché due mesi prima della scadenza del proprio mandato il Sindaco deve pubblicare “il bilancio arboreo del comune”, che indichi il rapporto fra il numero degli alberi piantati in aree urbane di proprietà pubblica rispettivamente al principio e al termine del mandato stesso.

A mio avviso, sarà un elemento importante per valutare il concreto rispetto delle tante promesse elettorali di tutela dell’ambiente e più in generale della legalità.

Perché, se è vero che in tempi di tagli ai trasferimenti agli enti locali le risorse finanziarie sono sempre più drammaticamente ristrette, lo è altrettanto che il costo della messa a dimora di un albero in un area pubblica è minimo, specialmente se si tratta di una specie autoctona. E preferire questo capitolo di spesa ad un rifornimento di carburante per la vettura di rappresentanza dell’Ente dà il polso della reale attenzione alla qualità dell’aria e della vita stessa sul territorio: più Sindaci in bici, in tram o in metropolitana, più alberi nelle aree pubbliche.

Demagogia? Illusione? Chissà.

Oggi è legge, ma lo era fin dal 1992: adoperiamoci tutti perché non resti ancora sulla carta, ma entri nelle scuole dei nostri figli e nel nostro territorio comunale.

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