Comunicato stampa

Il giorno 28 Luglio 2017 ore 19.00 si è tenuto il Consiglio Comunale e al punto 6 dell’ordine del giorno si è discussa l’approvazione del sistema SPRAR.

Il Movimento 5 Stelle, diversamente da quanto concordato con il sindaco nei mesi precedenti, non è stato informato con un documento ufficiale della programmazione che si intende adottare con gli eventuali nuovi arrivati nel prossimo futuro ed è quindi stato invitato a votare l’approvazione  del sistema SPRAR senza avere delucidazioni  in merito.

  • Per chi ancora non lo sapesse, i nostri Comuni vengono ricattati dal governo attuale per mano dei Prefetti. Questi ultimi “organizzano” la distribuzione dei migranti in modo militaresco minacciando chi non accetterà il sistema SPRAR   di far occupare  alberghi e stabili da centinaia di richiedenti asilo senza il consenso dello stesso Comune e dei propri cittadini. Il Movimento 5 Stelle non intende cedere ai ricatti di questo governo che non è stato in grado di far valere i propri diritti in Europa ed ha gestito al peggio il flusso migratorio creando una situazione di emergenza nazionale. Il governo,  tramite i prefetti, vuole scaricare il peso di questa emergenza sui comuni e sui cittadini.
  • Non ci sono state date certezze che quanto eventualmente concordato coi prefetti verrà poi mantenuto. Lo SPRAR è un documento che può essere modificato di anno in anno e non ci è dato sapere se dall’anno prossimo anziché ospitare 3 profughi per mille abitanti ci verrà chiesto di ospitarne 5 per mille o più.
  • Il comune non si sta preparando ed attrezzando per tale arrivo. Non ci è stato detto dove queste persone verranno eventualmente alloggiate ma si è solo ipotizzato in alcuni appartamenti del Comune. Inoltre non ci è stato detto quale sarà la cooperativa che se ne occuperà e quali saranno i progetti di integrazione che si intendono mettere in atto. L’unica cosa che ci è stata riferita è che si farà richiesta per avere gruppi composti da soli uomini più utili per lavori socialmente utili. Noi crediamo che ciò creerà dei problemi di gestione dei gruppi differentemente da quanto avverrebbe con gruppi formati da donne e bambini.
  • Infine, decorsi i 3 anni previsti dallo SPRAR , secondo quanto riferito dall’Amministrazione, agli immigrati “economici” saranno dati dei soldi per ” tornare al proprio paese”, anche qui le solite promesse ricevute da un Governo incapace di mantenerle. Il rischio invece è che questi vengano lasciati per strada tra tre anni.

In conclusione, noi del M5S non ci siamo sentiti di votare a favore di un programma nebuloso e per di più ottenuto con un ricatto.  L’accoglienza, ma soprattutto l’integrazione si fa con un programma condiviso sia con i cittadine del Comune che con le Associazioni del territorio. Non vogliamo ammassare persone in strutture fatiscenti affittate da cooperative sconosciute  (e senza scrupoli) che vedono nell’immigrato solo una fonte di guadagno. Abbiamo quindi votato contro l’applicazione di un decreto, a nostro parere, ingiusto ed imposto dall’alto che non rispetta i diritti dei cittadini e  quelli dei nuovi arrivati.

COMUNICATO STAMPA M5S IN MERITO ALLE DIMISSIONI DELL’ASSESSORE MICHELE GIACOPUZZI

Il Movimento 5 Stelle di San Pietro In Cariano, non avendo ritenuto sufficiente la risposta ricevuta dal Sindaco Accordini durante un incontro in Comune e la risposta all’interrogazione di due consiglieri della minoranza ove si negava una qualsiasi forma di conflitto d’interessi che a parer nostro era, invece, evidente, ha ritenuto opportuno muoversi con una mozione di sfiducia in accordo con i Consiglieri delle minoranze.

Hanno aderito a questa mozione Lucia Brugnoli del Movimento 5 Stelle, Renzo Speri di Valpolicella Bene Comune, Vincenzi Bruna di Valpolicella Bene Comune ed Enrico Adami di Cittadini per San Pietro.

Come Movimento 5 Stelle siamo contenti ma non soddisfatti del risultato di tale mozione depositata il 27 Febbraio 2017 .

Contenti che l’Assessore Giacopuzzi abbia preso atto, rassegnando le proprie dimissioni, che lo stesso si trovasse in una situazione di palese conflitto d’interessi visto che è stato poi anche indagato per irregolarità edilizie .

In un qualsiasi paese civile un Consigliere o Assessore indagato si dimetterebbe lo stesso giorno in cui la polizia municipale gli notifica l’atto, a San Pietro ci sono voluti invece vari incontri con il Sindaco seguiti da interrogazioni e mozioni della minoranza per poter ottenere lo stesso risultato. Il Sindaco ha cercato di negare quanto ormai evidente da tutti, anche per iscritto fino all’atto delle stesse dimissioni dell’Assessore.

Per questo motivo ci riteniamo contenti ma non soddisfatti, saremo soddisfatti il giorno in cui un Consigliere indagato presenterà le proprie dimissioni senza ricevere una mozione di sfiducia, il giorno in cui lo stesso Sindaco lo inviterà a dimettersi senza cercare scappatoie inutili e , infine, il giorno in cui un eletto dai propri cittadini rendesse conto agli stessi della sua incapacità a rappresentarli.

Nuovo consiglio comunale lunedì 28 dicembre ore 19:30

Il Consiglio Comunale è convocato in sessione ordinaria di prima convocazione seduta pubblica per il giorno lunedì 28 Dicembre 2015 alle ore 19.30,presso la Sala Consiliare situata all’interno dell’Ex Municipio in Piazza Ara della Valle, n. 57.

Verranno discusse anche due mozioni riguardanti la discarica di Ca’ Filissine, una realtà che riguarda tutta la Valpolicella. Partecipiamo per decidere sul nostro futuro!

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Convocazione nuovo consiglio comunale: lunedì 21 settembre ore 19:30

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Profughi, tra mito e realtà (2° parte)

Nella prima parte vi ho spiegato le basi del concetto di “profugo”. Tuttavia, restano da affrontare diverse questioni controverse, a partire dal come distinguere un profugo da un normale immigrato; una distinzione che è piuttosto importante, perché, mentre l’Italia può decidere a proprio piacimento se accogliere o meno un immigrato, esistono accordi internazionali da noi firmati con cui ci siamo obbligati ad accogliere e mantenere i profughi. Nonostante le grandi discussioni sul tema, pochissimi sono andati a leggersi questi accordi; ed è quello che ho fatto io per voi.

Il concetto di “profugo” (o anche “rifugiato”) come attualmente inteso viene definito nella Convenzione di Ginevra, un trattato internazionale del 1951 con cui gli Stati si obbligarono ad accogliere e mantenere gli stranieri e gli apolidi che si trovavano ancora sul loro territorio dopo la seconda guerra mondiale e che erano stati vittima di persecuzioni razziali, religiose, etniche o politiche, e dunque per questo motivo non potevano rientrare nel loro Paese. Nel 1967, con il Protocollo di New York, questa garanzia venne estesa a tutte le vittime di persecuzioni successive alla seconda guerra mondiale e a tutte quelle future.

A livello europeo, questi due accordi sono stati recepiti da ultimo nella direttiva europea 2004/83/CE, che è quella che legalmente ci vincola. Questa direttiva ribadisce la definizione legale di “rifugiato”, riprendendo alla lettera quella della Convenzione di Ginevra, e aggiunge però una seconda categoria di profughi, definiti“titolari di protezione sussidiaria”, che pur non ricadendo nella definizione di Ginevra sono ritenuti meritevoli dello stesso livello di protezione obbligatoria da parte degli Stati.

Da questo testo discendono dunque i seguenti requisiti per poter essere considerati profughi di uno di due tipi diversi:

rifugiato: uno straniero che non può rientrare in patria per “il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza ad un determinato gruppo sociale” (art. 2 comma c della direttiva);

titolare di protezione sussidiaria: uno straniero che non può rientrare in patria perché “correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno” (art. 2 comma e), dove il grave danno può essere esclusivamente una condanna a morte, una qualsiasi forma di tortura oppure “la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale” (articolo 15).

La direttiva specifica inoltre che il diritto all’accoglienza si perde se il profugo ha commesso un reato grave (sia nel Paese di origine, sia in quello che lo ospita) o comunque “rappresenta un pericolo per la comunità o la sicurezza dello Stato in cui si trova” (articolo 17), il che, tra l’altro, offre ai Paesi la possibilità di non accogliere i profughi se essi ritengono che la loro presenza crei seri problemi di ordine pubblico.

Le due sopra descritte, spesso unificate nel termine “titolari di protezione internazionale”, sono le uniche categorie di persone che l’Italia è obbligata ad accogliere e ospitare per via dei trattati internazionali e delle norme europee: i perseguitati politici/etnici/religiosi (gli unici che sono “rifugiati” in senso stretto) e le persone che scappano da una condanna a morte o dalla guerra. Anche in questo caso, peraltro, non basterebbe un generico stato di guerra nel Paese d’origine – che peraltro deve essere di “violenza indiscriminata”, non è sufficiente il terrorismo o qualche scontro ogni tanto – ma la minaccia deve essere “grave e individuale”, ovvero deve esserci uno specifico motivo per cui, durante la guerra, proprio la persona in questione rischierebbe la vita.

Anche la comunicazione dei media è centrata sull’idea dei profughi come vittime innocenti in fuga dalla guerra, a partire dall’abbondanza di reportage sui terribili drammi dei rifugiati siriani. La verità, però, è un po’ diversa, e per accorgersene basta prendere le prime dieci nazionalità dei profughi a cui l’Italia ha concesso l’asilo inserendoli nel programma di protezione SPRAR (dall’Atlante SPRAR 2014, pagina 33):

Nei due Paesi che da soli fanno un quarto dei profughi totali, Nigeria e Pakistan, ci sono terrorismo e scontri religiosi, ma non c’è nessuna guerra o “violenza indiscriminata”… Ci sono comunque in questa lista diverse nazioni in mezzo a una guerra civile, a partire dal Mali, ma la Siria non è nemmeno tra i primi dieci, e non lo è nemmeno l’Ucraina; la maggior parte sono semplicemente Paesi poveri e instabili come tutto il Terzo Mondo. E c’è anche un altro fattore: dalla guerra ci si aspetta che scappino innanzi tutto donne e bambini, ma l’88% dei profughi sono uomini; per molte delle nazionalità sopra citate la percentuale degli uomini è del 98-99 per cento, fino al 99,6% del Gambia. Se c’è la guerra e si è costretti a scappare, non si capisce come mai scappino solo gli uomini e gli elementi più deboli delle famiglie restino là.

E’ evidente che gran parte dei profughi non scappa da guerre e persecuzioni ma dalla fame, con la speranza di guadagnare soldi in Europa per rimandarli alla famiglia rimasta al paese; sono quelli che ultimamente i media hanno preso a chiamare “migranti economici“. Ma allora, viste le definizioni ben precise della direttiva europea, come è possibile che queste persone abbiano aggirato qualsiasi forma di programmazione dei flussi migratori grazie all’ottenimento dell’asilo politico, che sarebbe una prerogativa dei perseguitati?

Questo avviene perché l’Italia riconosce di sua iniziativa una terza categoria di profughi, i “titolari di protezione umanitaria”. La legge sull’immigrazione, difatti, dice che un clandestino può non essere espulso quando sussistono “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano” (D.Lgs. 286/98, art. 5 comma 6). Questa clausola concede alle Questure la possibilità di rilasciare discrezionalmente permessi di soggiorno a chi non ne avrebbe altrimenti diritto; per esempio sono i permessi dati al clandestino che si butta nel fiume per salvare un’altra persona.

Agganciandosi a questo, la legge sull’asilo politico dice che se la commissione territoriale che esamina la domanda verifica che il richiedente asilo non ha i requisiti previsti dalla direttiva europea, perché non è nè perseguitato nè in fuga dalla guerra, può comunque, invece di espellerlo, chiedere al Questore di concedergli ugualmente il permesso di soggiorno se ritiene che esistano “gravi motivi di carattere umanitario” (D.Lgs. 25/08, art. 32).

Ora, come potete immaginare, “gravi motivi di carattere umanitario” è una formulazione talmente vaga che le commissioni territoriali, d’accordo con le Questure, possono discrezionalmente accogliere più o meno tutte le domande che vogliono; in particolare, possono accogliere le domande di chi semplicemente fugge dalla povertà, tanto che nel 2014 la protezione umanitaria ha rappresentato quasi la metà (46,1%) del totale degli asili politici concessi dall’Italia.

La discrezionalità delle commissioni è un problema in tutti i sensi. Le commissioni territoriali, da pocoaumentate a venti per cercare di ridurre i tempi d’attesa, sono composte da quattro persone: una per la prefettura, una per la questura/polizia, una per gli enti locali (che possono anche nominare qualcuno dalle varie associazioni di volontariato che poi gestiscono i profughi) e una dell’ACNUR (in inglese UNHCR, ossia il commissariato ONU per i rifugiati: quello della Boldrini per capirci). Queste quattro persone devono valutare centinaia di domande, incontrando uno per uno i richiedenti asilo, persone generalmente senza documenti e senza prove delle loro storie, con un tempo d’attesa che come abbiamo visto può superare l’anno.

In queste commissioni si sono già verificate deviazioni clamorose: ha fatto rumore l’arresto di don Sergio Librizzi, presidente della Caritas di Trapani e membro della commissione territoriale in quota enti locali, che avrebbe chiesto a numerosi richiedenti asilo prestazioni sessuali in cambio dell’accoglimento della domanda di asilo. Ma anche nella normalità, sono molti a descrivere il funzionamento delle commissioni come una lotteria, in cui l’accoglimento o la bocciatura della domanda, così come l’assegnazione a una tipologia o a un’altra, può avvenire quasi per caso, segnando in un senso o nell’altro il destino di una persona.

Sta di fatto, comunque, che grazie alla protezione umanitaria l’Italia accoglie molto più facilmente le domande di asilo rispetto al resto d’Europa. Questa tabella riguarda il 2013 e viene direttamente dal Rapporto SPRAR 2014:

Come vedete, mentre in media in Europa nel 2013 venivano accolte il 29% delle domande, in Italia siamo al 61%: più del doppio. Persino la Svezia, citata sempre come modello di accoglienza e generosità, si ferma al 45%; la Germania è al 23%, la Francia al 16%.

La seconda parte della tabella mostra come questo squilibrio sia legato a un uso estremamente generoso della“protezione umanitaria”; gli altri Paesi o non ce l’hanno o la usano col contagocce, e i Paesi che la usano di più (comunque molto meno di noi) sono comunque quelli nel complesso più restrittivi sull’accoglimento delle domande. Questo divario tra noi e gli altri grandi Paesi europei si è un po’ ridotto negli ultimi mesi, anche se l’aumento secco delle percentuali di accoglimento in Germania, Olanda e Svezia è dovuto, lì sì, agli arrivi dalla Siria; tuttavia, la nostra anomalia, sia sugli accoglimenti che sull’abbondanza di permessi umanitari, resta tuttora evidente.

E’ chiara dunque anche la resistenza di altri Paesi europei a farsi carico di quote di nostri profughi: perché noi, giusto o sbagliato che sia, siamo molto più di manica larga, e in particolare lo siamo sulla fascia “umanitaria”, quella che non avrebbe diritto di essere accolta in base alle sole norme internazionali ed europee, ma viene accolta per scelta politica nazionale. E quindi il messaggio è: volete essere un Paese generoso e accogliere non solo i perseguitati politici e i profughi di guerra, ma anche chi semplicemente emigra per cercare fortuna? Benissimo, ma noi non siamo della stessa idea, quindi fatelo coi vostri soldi e sul vostro territorio.

Concludendo, quando si parla di profughi si parla in realtà dell’insieme di quattro categorie: i rifugiati e i titolari di protezione sussidiaria (che siamo obbligati ad accogliere), i titolari di protezione umanitaria (che accogliamo per nostra volontà solidale) e i richiedenti asilo (di cui non sappiamo niente perché non abbiamo ancora valutato la loro domanda, ma che statisticamente, nonostante la “manica larga”, per quasi la metà risulteranno essere semplici immigrati clandestini). Bene, quali sono i pesi reciproci delle varie categorie? Lo dice l’Atlante SPRAR 2014 a pagina 32:

Quindi, secondo questi dati, meno di un quarto dei profughi attualmente ospitati in Italia sono persone verso cui abbiamo un obbligo legale di accoglienza; più di tre quarti sono persone accolte per scelta oppure persone in attesa di giudizio per la nostra inefficienza nel valutarne le domande. Basterebbe cambiare politica e/o migliorare l’organizzazione su queste due ultime categorie per cambiare radicalmente i numeri dei profughi in giro per l’Italia, anche a parità di sbarchi e nel pieno rispetto degli obblighi internazionali.

E con questo vi rimando alla prossima puntata, in cui cominceremo a parlare dell’accoglienza vera e propria: come funziona, cosa offre ai profughi e quanto costa veramente.

(Vittorio Bertola – M5S Torino)

Profughi, tra mito e realtà (1° parte)

Con gli incidenti di Quinto di Treviso di qualche settimana fa, l’arrivo in massa di disperati dall’Africa ha dimostrato di essere tuttora una questione tanto irrisolta quanto pericolosa e pronta a scoppiare. Quando si parla di questi temi, gli animi si scaldano e ognuno ha opinioni piuttosto forti; eppure, in rete e tra la gente girano tante informazioni errate o distorte, sia pro che contro l’accoglienza.

Per questo motivo, prima di aprire una discussione su cosa dovrebbe fare lo Stato italiano, credo che sia opportuno dedicare un po’ di tempo a spiegare dettagliatamente chi sono i cosiddetti profughi e come funziona il sistema di accoglienza, in modo da permettere a ognuno di farsi una opinione documentata, precisando che quanto riporterò è il risultato di documenti ufficiali e di spiegazioni ricevute in consiglio comunale (cercherò di linkare le fonti dove possibile).

Per prima cosa, bisogna chiarire il significato esatto di termini come profugo e clandestino, che vengono usati a piene mani ma spesso a sproposito.

Un immigrato è una persona di cittadinanza straniera che risiede in Italia; può farlo grazie a un visto e/o a un permesso di soggiorno dato dallo Stato italiano. I cittadini dell’Unione Europea hanno il diritto di vivere ovunque in Europa senza bisogno di permessi di soggiorno e sono sostanzialmente equiparati ai cittadini locali, per cui i romeni, i bulgari ecc. non sono nemmeno più immigrati in senso stretto, come non lo sono gli italiani in Inghilterra o in Germania, almeno fino a quando la libera circolazione europea non sarà messa in discussione (come vuole fare Londra).

Gli immigrati, dunque, sono extracomunitari (cittadini di paesi non appartenenti all’UE) e si dividono in tre categorie:
immigrati regolari, ossia persone che sono entrate regolarmente in Italia o comunque hanno ottenuto un permesso di soggiorno;
profughi (anche detti rifugiati), ossia persone che sono entrate in Italia irregolarmente, ma che hanno il diritto di essere accolte e protette dall’Italia in base alle convenzioni internazionali sull’asilo politico, o che hanno presentato domanda per vedersi riconoscere tale diritto (in tal caso si chiamano richiedenti asilo);
clandestini (anche detti immigrati illegali o irregolari), ossia chiunque non sia cittadino europeo e non ricada in una delle due categorie precedenti, e quindi non sia autorizzato a soggiornare in Italia.

Nell’immaginario collettivo i clandestini sono persone che attraversano la frontiera di nascosto o sbarcano sulle nostre coste, ma quasi mai è così; normalmente i clandestini sono ex immigrati regolari che sono stati espulsi o a cui non è stato rinnovato il permesso di soggiorno, oppure persone a cui è stata respinta la domanda di riconoscimento come profugo, oppure persone arrivate qui con un visto turistico e poi rimaste dopo la scadenza.

In questo articolo io mi concentrerò sulla categoria dei profughi: chi sono i profughi? Il termine, nonché l’immagine riportata dai media, starebbe a indicare chi fugge da una guerra, da una persecuzione o da una catastrofe naturale che gli impedisce di continuare a vivere a casa propria, e quindi chiede ospitalità (“asilo politico”) a un altro Paese. La realtà, tuttavia, è molto più variegata.

Innanzi tutto, il modo per acquisire lo status di profugo è semplicemente chiederlo. Per questo motivo, in pratica nessuno in Italia è mai clandestino al suo primo ingresso, a meno che non lo voglia essere. Basta che l’aspirante immigrato, appena individuato alla frontiera o soccorso in mezzo al mare, dichiari di voler presentare domanda di asilo, e diventa immediatamente un richiedente asilo, equiparato in tutto e per tutto ai profughi compreso il diritto di venire accolto e di ricevere vitto, alloggio e corsi di lingua e di formazione; questo indipendentemente dal Paese di provenienza e dal fatto che si tratti di un Paese in guerra o in pace, democratico o dittatoriale, ricco o povero, perché le persecuzioni politiche, per cui è stato concepito questo sistema, possono avvenire ovunque.

Non è nemmeno necessario entrare fisicamente in Italia, basta arrivare alla frontiera con un qualsiasi mezzo di trasporto; spesso c’è un comodo ufficio predisposto apposta a ricevere le domande (per esempio questo è quello dell’aeroporto di Milano Malpensa). Difatti, a livello europeo sono di più i richiedenti asilo che arrivano in aereo, magari con un visto turistico di durata limitata, rispetto a quelli che arrivano coi barconi.

A questo punto, il richiedente asilo acquista il diritto di rimanere in Italia fino a quando la sua domanda non sarà esaminata, una operazione che tocca a “commissioni territoriali” che sono sopraffatte dal lavoro. In teoria, le domande dovrebbero ricevere una risposta, positiva o negativa, nell’arco di trenta giorni; nella realtà, ci vogliono dai sei mesi a un anno, e più aumentano gli sbarchi più i tempi si allungano. Nel frattempo, il richiedente asilo, indipendentemente dal fatto che la sua domanda di asilo sia credibile o meno, è a tutti gli effetti equiparato a un profugo, per cui da una parte ha diritto a essere accolto e ospitato, e dall’altra è una persona assolutamente libera; si trova legalmente in Italia e può andare dove vuole e fare quello che vuole, nessuno lo può trattenere.

Questo è, ovviamente, una prima fonte di guai; in questo modo l’Italia accoglie e ospita non solo i profughi veri e propri, come i siriani che scappano dalla guerra, ma anche persone che semplicemente scappano dalla fame e che vogliono venire in Europa per vivere meglio, e persino veri e propri delinquenti, come il senegalese che, ospitato a nostre spese in un centro profughi di Collegno, nelle scorse settimane ha accoltellato e rapinato otto donne nella zona ovest di Torino.

Ora, l’Italia è dentro la zona senza frontiere dell’accordo Schengen, per cui potreste pensare che i rifugiati girino anche per l’Europa. In realtà, un trattato europeo, il cosiddetto Regolamento di Dublino II (e il suo successore detto Dublino III), ha stabilito che l’unico stato europeo in cui una persona può chiedere asilo è il primo in cui è arrivato, che spesso è l’Italia; per cui, dall’estero ce li rimandano tranquillamente indietro a forza, a costo di ripristinare i controlli alle nostre frontiere, come hanno fatto sia la Francia a Ventimiglia chel’Austria al Brennero. Anzi, coi francesi c’è pure il dubbio che ci scarichino profughi a loro sgraditi che in Italia non c’erano mai stati, sostenendo che fossero arrivati prima da noi.

Bisogna però smentire il mito per cui “l’Europa non fa niente e ce li scarica tutti a noi”, che è semplicemente una scusa dei nostri governanti per scaricare il barile su qualcun altro. Basta guardare la tabella con i numeri delle domande di asilo presentate nel 2014 nei vari Paesi europei per scoprire che noi ne riceviamo fin un po’ meno di quanti ce ne toccherebbe in base alla popolazione, e che la Germania da sola ha ricevuto il triplo abbondante di domande rispetto a noi.

Quindi, ben venga la discussione (pompatissima dai nostri politici) sulla redistribuzione pro quota dei rifugiati tra i vari Paesi europei, soprattutto se i numeri degli sbarchi attraverso il Mediterraneo dovessero continuare ad aumentare, ma potremmo scoprire che se poi questo veramente venisse fatto a tappeto, non solo sugli sbarchi in Sicilia ma su tutte le altre rotte di accesso all’Europa, potremmo addirittura riceverne più di ora, anche considerato che i numeri degli accessi all’Europa dalla Serbia all’Ungheria (che non a caso vuol costruire un muro…) e dalla Turchia alla Grecia sono dello stesso ordine di grandezza di quelli via mare verso l’Italia.

D’altra parte, il regolamento di Dublino un po’ ci salva anche. Perché? Perché in Africa sanno benissimo che l’Italia non è proprio il posto migliore in cui fermarsi, e comunque vogliono magari raggiungere parenti e amici già accolti altrove, per cui spesso chi sbarca non vuole assolutamente presentare la domanda di asilo qui, cosa che lo costringerebbe a restare per sempre in Italia, ma vuole scappare per arrivare in qualche modo in Germania o in altri Paesi e presentarla lì.

Per questo, anche se nel 2013 (secondo il rapporto SPRAR 2014, che è una ottima fonte di dati ufficiali che userò diffusamente nel seguito) gli sbarchi in Italia sono stati 43.000, a cui vanno sommate parecchie migliaia di persone che entrano irregolarmente dai porti, dagli aeroporti e dalle frontiere di terra, le richieste di asilo presentate su scala nazionale sono state solo 27.000; gli altri, almeno altrettanti, hanno preferito scappare, rimanendo clandestini, per tentare di andare altrove; e sono quelli che si vedono, appunto, in cerca di passaggio a Ventimiglia o al Brennero.

Quanto sopra è solo una piccola introduzione al problema; ci sono ancora moltissime questioni di cui vi devo parlare. Ad esempio: quali sono i criteri per accogliere o respingere una domanda di asilo? Come funziona, quanto costa, quanto è efficace il sistema di accoglienza, ed è vero che “c’è gente che ci mangia”, e chi? Quanti sono i rifugiati, qual è il percorso che seguono nel sistema di accoglienza, e come vengono distribuiti sul territorio nazionale? Di tutto questo vorrei parlare nei prossimi giorni in altri post.

Alla prossima!

(Vittorio Bertola)

CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 26/06/2015

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Assistere allo spoglio e’ un diritto sancito dalla Costituzione: fai anche tu Fiato sul collo!

Lo spoglio elettorale in Italia è pubblico, qualunque elettore può assistere allo scrutinio della propria sezione, in silenzio e senza intervenire.

In casi di necessità il Presidente di Seggio può chiedere l’allontanamento da parte della Forza Pubblica di chiunque ostacoli il corretto svolgimento delle operazioni elettorali.

scrutinio

PER TUTTI COLORO CHE NON HANNO DATO LA LORO DISPONIBILITA’ A FARE I RAPPRESENTANTI DI LISTA PER IL MOVIMENTO:

SE VOLETE, POTETE ANDARE NEL SEGGIO DOVE AVETE VOTATO E PRESENZIARE ALLO SPOGLIO!!!!

OVVIAMENTE PER LEGGE NON POTETE DIRE NIENTE, MA SAREBBE IMPORTANTE FARLO PER 2 MOTIVI:

1) SE SI SENTONO OSSERVATI SICURAMENTE POSSONO FARE MENO BROGLI

2) AVREMMO IN TEMPO REALE DEI DATI SUL VOTO PERCHE’ OGNUNO POTREBBE RIFERIRE I VOTI PER IL MOVIMENTO IN OGNI SEZIONE.

E’ giusto che ogni cittadino non rimanga impegnato per troppo tempo ma anche che possa tornare attivo nella vita politica del paese . Fiato sul collo !

Lucia Brugnoli

Candidata consigliere M5S Regione Veneto 2015

Dedichiamo il nostro 8X1000 all’edilizia scolastica

8X1000EDILIZIASCOLASTICA

Grazie ad un emendamento alla Legge di Stabilità 2014 (legge n.147/2013 art. 1 comm.206) proposto dal MoVimento 5 Stelle, finalmente anche progetti e interventi sugli edifici scolastici saranno finanziabili tramite la destinazione della quota 8×1000 dell’IRPEF, creando nuove risorse per fronteggiare quella che è diventata una vera e propria emergenza nazionale.

Con la legge di stabilità 2014, nello specifico, è stata introdotta una quinta tipologia di beneficiari – l’edilizia scolastica, appunto – ai fini della ripartizione dell’8×1000 che si aggiunge ai quattro già previsti: fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni culturali.

Si tratta di interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento anti sismico ed efficientamento energetico del patrimonio edilizio scolastico, di proprietà dello Stato e degli enti territoriali.

La scelta per la determinazione per l’8×1000 all’edilizia scolastica potrà essere effettuata dal contribuente apponendo la propria firma sulla dichiarazione dei redditi in corrispondenza dell’Istituzione “Stato”.

Il MoVimento 5 Stelle vigilerà affinché il fondo venga ripartito correttamente tra tutte le finalità previste dalla legge e lavorerà affinché si promuova, almeno per quest’anno, l’utilizzo esclusivo per la finalità aggiunta grazie al nostro emendamento.

Questa, vogliamo ricordare, non è stata una vittoria solo per noi, è stata una vittoria per la collettività!

Lucia Brugnoli

Candidata alle regionali M5S e attista del gruppo 5 stelle di  San Pietro in Cariano

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